Tassazione sul Trading

Tassazione sul Trading: tema annoso soprattutto se si vive in Italia, o forse no?

Quella del Trader è, a mio modesto parere, la professione più bella del mondo.
Lavori quando hai voglia, spesso puoi considerare la giornata di lavoro conclusa dopo qualche ora, non devi correre in ufficio per lavorare e soprattutto puoi scegliere in quale parte del mondo vivere perché per poterla esercitare ti basta un PC e una connessione internet.
Ma come tutte le professioni anche con questa si pagano le tasse. La buona notizia? La tassazione sul Trading è bassa.

Scopriamo insieme il mondo della tassazione sul Trading.

  • NON hai tassazione elevata.
  • NON hai imposte fisse (fatte alcune eccezioni).
  • NON paghi tasse se non guadagni.
  • NON devi aprire la partita IVA.
  • NON devi versare i contributi INPS.
  • NON devi essere iscritto ad alcun albo in camera di commercio.

Insomma, anche dal lato fiscale il Trading risulta essere molto vantaggioso se paragonato a TUTTE le attività imprenditoriali.

Tassazione sul Trading: QUANTO PAGO?

Nel corso degli ultimi anni la tassazione per le rendite finanziarie è aumentata passando dal 12,5% al 20% e successivamente al 26%. Esiste un solo scaglione quindi l’aliquota è fissa.
Facciamo un esempio pratico così che tu possa comprendere al meglio il meccanismo che regola le imposte.
Ipotizziamo che decidi di aprire un conto per fare Trading a gennaio, versi €5.000 e inizi col tuo business. Ora ipotizziamo che a fine anno, 31 dicembre, hai guadagnato €10.000. La tassazione sarà calcolata applicando il 26% a €10.000 di guadagno quindi pagherai €2.600 in tasse.

Tassazione sul Trading: QUANDO PAGO LE TASSE?
Vediamo cosa ci dice l’ordinamento giuridico in materia di imposizione fiscale:

Risoluzione n. 102/E del 25 Ottobre 2011:

“Ai sensi dell’articolo 68, comma 8, del TUIR, i suddetti redditi sono costituiti dal risultato che si ottiene facendo la somma algebrica dei differenziali positivi o negativi nonché degli altri proventi od oneri, percepiti o sostenuti, in relazione a ciascuno dei rapporti.”
Torniamo all’esempio di prima: La tassazione sarà calcolata solo sugli utili percepiti durante l’anno (1 gennaio/31dicembre). Ipotizza di avere 4 operazioni aperte il 29 di dicembre, 2 di queste le chiudi il 31 in gain di €1.000 e le altre 2 le chiudi sempre in positivo il 2 gennaio. Le operazioni chiuse a gennaio rientreranno nella tassazione dell’anno successivo anche se aperte l’anno precedente.

AMMORTIZZIAMO LE MINUSVALENZE

Plusvalenza e Minusvalenza: La plusvalenza è generata da un utile. Inizi a fare Trading con €5.000, a fine anno ne hai €10.000 sul conto quindi hai generato Plusvalenza per €5.000.
La Minusvalenza invece è la perdita. Se inizi con un conto da €5.000 e alla fine dell’anno sul conto ne hai €4.000 avrai generato una Minusvalenza pari a €1.000.
La Minusvalenza può essere utilizzata per abbattere l’imponibile generato dalla Plusvalenza a ritroso per 4 anni.
Poniamo un esempio: apri il tuo conto trading nel maggio del 2016 e versi €5.000.
Alla fine dell’anno avrai subito una perdita (minusvalenza) di €1.000 quindi conti alla mano: €5.000-€1.000= €4.000. Questa perdita (pari a € 1.000) potrai detrarla dall’imponibile generato dalle Plusvalenze per i 4 anni a seguire quindi fino al 2020.

Tassazione sul Trading: COME PAGARE LE TASSE:

Hai due diversi modi per decidere di pagare le tasse generate dal tuo business:

  • Regime Amministrativo
  • Regime Dichiarativo

REGIME AMMINISTRATIVO: si occupa di tutto il tuo Broker. Ipotizza di aver aperto una posizione e alla chiusura della stessa hai guadagnato €300. Il Broker non farà altro che trattenere immediatamente il 26% per destinarlo alle imposte.
REGIME DICHIARATIVO: il compito di calcolare le imposte da versare è tuo. Non preoccuparti, è meno complicato di quanto può sembrare. Non devi metterti lì a fare tutti i conteggi delle operazioni fatte diventato matto per un mese, sarà infatti il tuo Broker a inviarti il documento riassuntivo con il dettaglio dei tuoi Guadagni/Perdite.
QUALE SCEGLIERE: credo che il Regime Dichiarativo sia il migliore per due motivi importanti: posso reinvestire TUTTI gli utili generati dalle mie operazioni e nel caso andare a detrarre alla fine dell’anno le Minusvalenze.

TOBIN TAX, IMPOSTA DI BOLLO E IVAFE

Tobin Tax: colpisce le transazioni finanziarie che riguardano i mercati italiani (e noi le escludiamo così non se ne parla più!).
Imposta di Bollo: colpisce il conto (poche decine di euro annue).
L’IVAFE (Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero): è una patrimoniale che colpisce il denaro detenuto durante l’anno e non il denaro che abbiamo al termine dell’anno. Quindi, se abbiamo un conto per fare Trading (all’estero) pagherai la tassazione in ogni caso, sia che guadagni sia che perdi. Non spaventarti, l’aliquota è bassissima: 2 per mille.
Ipotizza di avere un conto da €10.000 pagherai solo €20. Se invece il tuo conto è sotto i €6.000 non pagherai nulla perché il versamento minimo dell’IVAFE è di 12€.
IMPORTANTE: se hai un conto all’estero il fisco deve saperlo quindi per il monitoraggio dello stesso bisogna dichiararlo nel quadro RW della dichiarazioni dei redditi.

Bene, come avrai capito il Trading si differenzia in meglio anche quando si parla di fiscalità. Potrai dire che vivi in Italia pagando solo il 26% di tasse anche se guadagni €100.000 annui. Non male vero?

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